I colori del nero. Arte e vita nel manicomio di Racconigi

I colori del nero

Storie e vicende dei degenti del manicomio di Racconigi narrate da Giovanni Tesio e tratte dalle testimonianze di due artisti: Giancarlo Giordano, all’epoca infermiere all’ospedale psichiatrico, e Marina Pepino, arte terapeuta nella stessa struttura.

I quel luogo di orrori e dolore l’arte ha avuto un ruolo determinante nel fornire alle persone ricoverate gli strumenti per esprimere emozioni e il proprio mondo interiore.

Marina dice di sé: “mercante di colori”. Ma io dico di lei: “Una meravigliosa intrusa”, un’artista che si è infilata in una sfida impossibile, in una buonissima “utopia”, sfidando le ironie e le sufficienze razionalistiche (e spesso ottuse) di chi è preposto al funzionamento amministrativo della macchina. Come sostiene Jean Daniel, meglio allora l’ipocrisia che il cinismo.

Giovanni Tesio


Invito alla lettura

Capitolo 6. Il carretto di Marina

Tutto comincia nel 1990 con l’idea dell’arte-terapia, l’idea di portare l’arte in manicomio per accompagnare il percorso dei degenti che nonostante la legge di abolizione dei manicomi (la legge Basaglia del ’78) continuavano a vivere — o meglio sarebbe dire a vegetare — all’interno della struttura.

Marina racconta di esserci entrata con in testa la vera e propria tragedia di Camille Claudel, la sorella maggiore di Paul Claudel, lo scrittore cattolico che insieme con la madre e l’altra sorella contribuì all’internamento di Camille e al suo abbandono nel manicomio di Montfavet, dove visse per trent’anni, dal 1913 al 1943, non uscendone mai.

Marina, che conosce il dolore, e che ha fortemente lavorato per diventare se stessa, ha fatto l’Accademia, è scultrice, conosce l’arte e conosce le figure maestre dell’arte sua, e dunque anche il legame di Camille e di Rodin, la passione che li ha tenuti congiunti e poi finita anch’essa in abbandono.

Ed entra in manicomio con in testa quella sofferenza di un’artista grande confinata nella lucidità delle sue sofferenze, consapevole dell’enorme ingiustizia che la sua stessa famiglia contribuisce a perpetrare. “Trent’anni di creazioni e trenta di manicomio”, pensa Marina entrando per la prima volta nei cortili dell’antica caserma-convitto.

E nel grigiore generale trova la desolazione: lugubri corridoi, bagni senza porte, panchine su cui siedono o stanno più frequentemente sdraiati o accucciati uomini perduti, figure che camminano tremule, incerte, chiuse in se stesse, urli, odori, sguardi smarriti, occhi che guatano dai vetri. L’ignoto che si manifesta in presenza enigmatiche, inquietanti.

Ma la determinazione di Marina non si lascia incrinare dalla difficoltà. Trova un carretto, ci carica i suoi buglioli di colore, i suoi barattoli, i pennelli, i fogli, tende un lenzuolo in un cortile, teme di non trovare chi l’assecondi, ha paura di non “incontrare”, di fallire, ma agisce, ed è premiata.

Simona Colonna ha musicato le parole scritte con Francesco Occhetto e ne è nata una canzone:

Marina dai, tira il carretto
ti seguono tutti i colori
tu parli ed è l’unico affetto
del mondo che viene da fuori.
Marina dai tira il carretto
guarisci le pene e i dolori
con l’arte che unisce persone
esplode qualsiasi prigione.

Qualcuno comincia ad avvicinarsi, a incuriosirsi, qualcuno timidamente comincia a imbrattare, poi si cominciano a intravedere sagome elementari: una casa, un albero, un omino a braccia aperte. Nasce un laboratorio che nei giorni si arricchisce, diventa consuetudine, si fa attesa…

Giovanni Tesio
I colori del nero
Arte e vita nel manicomio di Racconigi

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Presentazione del libro

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Ideatore del festival La Fabbrica delle Idee, che dal 2001 al 2017 si è svolto presso il parco dell’ex istituto psichiatrico di Racconigi, Progetto Cantoregi propone un nuovo appuntamento che riporta alla luce alcune delle tante storie che si sono consumate nella struttura manicomiale della città.

Venerdì 7 febbraio 2020 alle ore 21 alla Soms, Progetto Cantoregi ospita Giovanni Tesio e il suo nuovo libro I colori del nero. Arte e vita nel manicomio di Racconigi (Mercurio editore).

L’appuntamento è presentato da Francesco Occhetto con accompagnamento musicale al violoncello a cura di Simona Colonna.

La presentazione del libro sarà accompagnata dall’esposizione di disegni che furono realizzati da alcuni pazienti dell’ex ospedale psichiatrico.

La serata è realizzata da Progetto Cantoregi, in collaborazione con la Città di Racconigi e il Centro culturale “Le Clarisse” di Racconigi.

www.progettocantoregi.it – info@progettocantoregi.it Fb Progetto Cantoregi – Tw @cantoregi – IG Progetto Cantoregi

 

 


Da Corriere  della Sera del 7 febbraio 2020

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Giovanni Tesio, nato a Piossasco nel 1946, già ordinario di letteratura italiana all’Università del Piemonte Orientale, ha pubblicato volumi di saggi (come La poesia ai margini, per Interlinea, nel 2014), una biografia di Augusto Monti, una monografia su Piero Chiara, molte antologie. Ha curato per Einaudi la scelta dall’epistolario editoriale di Italo Calvino, I libri degli altri (1991), la conversazione con Primo Levi, Io che vi parlo (2016) e, presso Interlinea, un volume di considerazioni su vita e opera di Levi Primo Levi. Ancora qualcosa da dire (2018). Presso Interlinea ha anche scritto un pamphlet in difesa della lettura, letteratura e poesia I più amati. Perché leggerli? Come leggerli? (2012) e un “sillabario” intitolato Parole essenziali (2014). Per Lindau, ha pubblicato il romanzo Gli zoccoli nell’erba pesante. La sua attività poetica, dopo esordi lontani, è sfociata nella pubblicazione di un canzoniere in piemontese di 369 sonetti, Vita dacant e da canté (Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Torino 2017). È tra i fondatori e direttori della collana di poesia “Lyra”. È stato per trentacinque anni collaboratore della Stampa.